Come si effettua una derattizzazione: norme e pratica

Cos’è la derattizzazione

La derattizzazione è una tipologia di disinfestazione che, mediante l’utilizzo di sostanze tossiche gassose e/o di esche avvelenate, è rivolta all’eliminazione di ratti, topi e surmolotti. Essa è obbligatoria sulle navi, e nelle aziende alimentari, trattandosi di animali portatori di numerose malattie.

derattizzazione-roma
Tecniche per la derattizzazione

Tra le tecniche di derattizazione più comuni c’è quella che prevede l’utilizzo delle esche avvelenate. Esse hanno il vantaggio di essere immediate, pur non risolvendo radicalmente il problema, ma hanno lo svantaggio di essere pericolose in presenza di bambini o di altri animali come cani o gatti.

Per ovviare a tali inconvenienti, queste vengono depositate all’interno di basi, cioè di piccole gabbiette. Mediamente bisogna collocare circa tre gabbiette per ogni cento metri quadrati da derattizzare. Esse devono essere poste in luoghi dove non interferiscano con l’ambiente ma che siano strategici al passaggio dei ratti, e dunque nei pressi di fonti di cibo o dell’accesso all’acqua.

Piano degli interventi e mappatura delle zone sottoposte a derattizzazione

Risulta chiaro che un solo intervento non può essere risolutivo all’eliminazione dell’intera colonia di infestanti. Bisogna dunque predisporre un piano di derattizzazione che preveda l’ispezione delle gabbiette e la sostituzione o il renintegro periodico dell’esca avvelenata.

L’organizzazione di questo piano prevede lo studio preventivo delle abitudini degli infestanti, sulla base dei segni rilevabili come ad esempio la presenza di escrementi, di impronte, di odore di urina, segatura dovuta al rosicchiamento. Una volta rilevata la presenza degli infestanti, si procede alla ricerca dei luoghi di annidamento, per il posizionamento ottimale delle esche. Infine si predispone una mappa delle varie gabbiette e si effettuano delle statistiche sui loro consumi.

Solitamente l’infestazione viene considerata sotto controllo dopo un periodo di almeno trentacinque giorni dal primo posizionamento. Tutti le ispezioni devono essere registrate in un apposito formulario.

Azioni correttive

In caso si notasse che le esche non vengono utilizzate quanto previsto o che al contrario vengono consumate più velocemente, bisognerà valutare di cambiare la frequenza degli interventi. Se nonostante la derattizzazione non si notano diminuzioni del numero degli infestanti, bisognerà valutare l’opportunità di impiegare un’esca con un tipo di veleno più potente.

Contenuto dell’esca avvelenata

Le esche di cui abbiamo parlato solitamente contengono degli anticoagulanti i cui principi attivi più usati sono brodifacoum o flocoumafen. Questi vengono utilizzati perchè consentono all’infestante di allontanarsi dal luogo dove ingerisce il veleno per di andare a morire lontano. I principi attivi vengono sempre alternati per evitare assuefazione.